sara caffo intervista

 

Dal bunker alle piste di atterraggio: Sara Caffo e la frontiera della Psicologia dell’Emergenza

La nostra Alumna, vincitrice del Premio di Laurea del Comitato 8 Ottobre, ci racconta il suo viaggio dalla formazione in IUSTO al lavoro sul campo negli aeroporti italiani.

La storia di Sara Caffo, laureata IUSTO nel 2024, è la dimostrazione di come la formazione universitaria possa trasformarsi in un impatto sociale concreto. A soli 25 anni, Sara ha ricevuto un riconoscimento straordinario: il Premio di Laurea 2025 dal Comitato 8 Ottobre 2001, l'associazione che riunisce i familiari delle vittime del disastro di Linate. La sua tesi, dal titolo “Psicologia dell’emergenza e role playing: applicazioni ed implicazioni nel contesto aeroportuale”, esplora un tema cruciale: come supportare chi resta dopo una tragedia. Abbiamo intervistato Sara per farci raccontare il suo percorso, che l'ha portata da un bunker in Svizzera fino al lavoro quotidiano negli scali aeroportuali italiani.

 

1. Ci racconti brevemente chi è Sara Caffo?

Mi sono laureata il 1° ottobre 2024 presso IUSTO discutendo una tesi dal titolo “Psicologia dell’emergenza e role playing: applicazioni ed implicazioni nel contesto aeroportuale”. Il mio lavoro, centrato sull’integrazione tra simulazione, metodologia PSYCH-EM-Profiling e formazione nel contesto aeroportuale italiano, ha ricevuto accoglienza anche in ambito internazionale. A dicembre 2024 io e il prof. Fabio Sbattella abbiamo presentato la ricerca al XVI Congreso Internacional Latina de Comunicación Social e successivamente l’articolo è stato pubblicato nel 2025. Parallelamente all’attività accademica, ho avuto l’opportunità di sperimentarmi sul campo come componente del TT&A Training Team, un’équipe di psicologi attivata presso diversi aeroscali italiani. In questo contesto ho preso parte a simulazioni ad alta intensità e percorsi formativi per i gestori aeroportuali, contribuendo allo sviluppo di modelli orientati alla Family Assistance e alla gestione delle bad news. Da marzo a settembre 2025 ho svolto il tirocinio post-lauream presso l’ASL TO3 nell’area della Psicologia dell’Emergenza e della Psicotraumatologia. Infine, a novembre 2025 ho sostenuto la Prova Pratica Valutativa e da febbraio 2026 sono iscritta all’Albo A dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte.

 

2. Cosa ti ha spinto a intraprendere gli studi universitari nel campo che hai scelto?

Spiegare perché ho scelto Psicologia non è semplice. È stata una scelta radicata in una spinta interiore che sentivo mia ancora prima di riuscire a definirla con chiarezza. Ricordo una docente a IUSTO che disse: "lo psicologo sceglie una professione in cui lo strumento principale è sé stesso". La relazione di aiuto passa inevitabilmente attraverso la nostra sensibilità e le nostre fragilità trasformate in consapevolezza. Spesso la motivazione affonda le radici in una “ferita”, che nel tempo può diventare “feritoia”: un piccolo varco che ci consente di guardare il nostro mondo interiore e, proprio per questo, di riconoscere e accogliere quello dell’altro.

 

3. Come ti sei avvicinata alla psicologia dell’emergenza?

Tutto è nato grazie a un’iniziativa proposta da IUSTO in collaborazione con l’Università Cattolica, intitolata “Resistere al sicuro in emergenza”. Viviamo in un’epoca segnata da conflitti e instabilità. Come futura psicologa, sentivo che non potevo limitarmi a una preparazione teorica: dovevo essere pronta a rispondere in modo attivo alle dinamiche del rischio. La formazione si è svolta nel marzo 2023 in un bunker antiatomico in Svizzera. Abbiamo vissuto 48 ore in uno spazio protetto ma limitato, confrontandoci con disagi concreti. È stato lì, chiusa in un bunker, che ho compreso di voler dedicare il mio percorso a questo settore. Ho capito che la psicologia dell’emergenza richiede allenamento, esposizione simulata e rigore metodologico, non solo lezioni frontali.

 

4. Quando e come hai conosciuto l’iniziativa? Cosa ti ha colpito maggiormente?

L’ho conosciuta tramite il sito di IUSTO all’inizio del primo anno magistrale. Mi ha colpito l'ordine "inverso": prima l’esperienza diretta, poi la teoria. Un’immersione totale che ha reso lo studio successivo, con il corso del prof. Sbattella, ancora più significativo e consapevole.

 

5. Hai ricevuto il Premio di Laurea del Comitato 8 Ottobre. In che modo pensi che questo riconoscimento rifletta il valore del tuo percorso?

Ricevere il Premio dal Comitato 8 Ottobre 2001, l'associazione dei familiari delle vittime di Linate, è stato un onore profondo. Il loro impegno ha portato l’ENAC a introdurre un regolamento che obbliga i gestori aeroportuali ad assistere non solo le vittime, ma anche i familiari. Questo passaggio segna un cambiamento culturale: riconosce che l’emergenza non termina con l’evento drammatico, ma si estende nella vita delle persone che restano. Per me, questo premio conferma che la psicologia deve dialogare con le istituzioni per rendere i sistemi più umani. È un riconoscimento che condivido con i miei docenti e con il Comitato, che ha trasformato il dolore in impegno civile affinché una tragedia per pochi non diventi il destino di molti.

 

6. In che modo il lavoro con il TT&A Training Team negli aeroporti ha tradotto questi principi nella pratica?

Il nuovo regolamento ENAC impone ai gestori aeroportuali di creare un Team di Contatto Aeroportuale (TCA) per assistere vittime e familiari. Come psicologa del TT&A Training Team ideato dal Prof. Sbattella e Patrick Trancu (TT&A Advisor), il mio lavoro consiste nel preparare questi team attraverso simulazioni realistiche. Utilizziamo la metodologia PSYCH-EM-Profiling: non semplici figuranti, ma role player specializzati che agiscono sulla base di modelli psicologici precisi. In questo modo, i partecipanti possono esercitarsi nella comunicazione di bad news e nella gestione dello stress in scenari verosimili, dove teoria e pratica si incontrano.

 

7. Quali aspetti della psicologia dell’emergenza ritieni fondamentali oggi?

Oggi la Family Assistance richiede competenze specialistiche e grande sensibilità. Non si tratta solo di supporto logistico, ma di accogliere persone che vivono una frattura irreversibile. In un contesto dominato dai social media e da informazioni veloci e spesso distorte, la psicologia dell’emergenza svolge anche un ruolo educativo, riducendo il rischio di danni secondari derivanti da giudizi impropri. Elementi chiave sono la comunicazione efficace, la gestione delle emozioni e il coordinamento sistemico tra istituzioni.

 

8. Puoi condividere un’esperienza significativa?

Il mio tirocinio presso l’ASL TO3 è stato fondamentale. Lì l’emergenza ha smesso di essere una simulazione: c’erano persone reali con storie reali. Un momento particolarmente delicato è stato l’affiancamento nella comunicazione di bad news ai familiari. Ho toccato con mano cosa significhi stare accanto a qualcuno nel momento in cui la sua realtà cambia per sempre. Non c’è spazio per l’improvvisazione. Ho capito che l’emergenza non è solo intervento immediato, ma accompagnamento nel tempo e lavoro di rete. Se la simulazione mi ha insegnato la tecnica, il tirocinio mi ha insegnato il “saper essere”.

 

9. Quanto ritieni che IUSTO sia stata importante nel tuo percorso?

IUSTO è stata determinante. Non è stata solo l’università dove ho studiato, ma un luogo dove mi sono sentita vista e accompagnata. Oltre alle basi teoriche, mi ha offerto spazi esperienziali unici, come l'iniziativa del prof. Sbattella, che hanno orientato le mie scelte. Continuo a percepire IUSTO come un luogo di appartenenza; oggi porto nel mio lavoro di professionista i valori e l'ispirazione appresi in questo ambiente.

 

10. Che consiglio daresti a uno studente?

Ascoltatevi davvero e abbiate il coraggio di seguire ciò che vi appassiona. Quando qualcosa risuona dentro di voi, vale la pena approfondirlo. La passione però non basta: servono responsabilità e disponibilità a mettersi in gioco sul campo. Non scegliete la strada più semplice, ma quella che sentite più vostra. È lì che troverete la motivazione per trasformare le difficoltà in crescita.

 

11. Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

Voglio continuare a crescere nella psicologia dell’emergenza, integrando operatività, formazione e ricerca. Desidero consolidare il mio contributo nei contesti aeroportuali per una Family Assistance sempre più umana. Parallelamente, voglio investire nella mia formazione sul trauma e proseguire nella ricerca, per diffondere una cultura dell’emergenza che metta al centro la dignità delle persone.

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